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Vinitaly 2018, arriviamo!

Tutto è compiuto, tutto consegnato, o quasi. Anche quest’anno per il Vinitaly 2018 il nostro Studio ha dato il massimo e ora siamo allo stremo delle forze.

Ho sentito parlare di ripresa, di aumento del trend di vendita, di grande fermento. Ma solo sentito dire, perché di leggere e di scrivere (come dico io) non ce lo siamo permessi.
Ieri sera, dopo mesi, sono andata a fare la spesa per mettere qualcosa in quel frigorifero che, una volta tolti gli ortaggi striminziti e con la muffa, era diventato uno spaziale laboratorio criogenico: le rare volte che qualcuno in famiglia aveva provato ad aprirne un’anta aveva avvertito tutta la desolazione di questo mestiere che ci attanaglia, ci rende schiavi, ci fa mangiare qualsiasi cosa preconfezionata, ci fa dormire poco e con il pensiero sempre rivolto all’impianto mandato, alla grafica da inventare, all’etichetta che manca e a tutto il nostro quotidiano.

Ma cosa è successo? Perché mi sento di dire che siamo esausti, proprio ora che, con il Vinitaly alle porte, dovremmo essere più che pimpanti?

Sono quasi trenta gli anni che ci vedono impegnati in questo settore – packaging food & beverage – e di casistiche ne abbiamo viste davvero tante; tante le mode che abbiamo seguito e che abbiamo impostato; tante le facce e davvero molte di più le linee di vino che abbiamo creato e che hanno portato a tutto questo fervore commerciale ad effetto boomerang nei nostri confronti.

L’esperienza ci ha portato a conoscere tutti i risvolti e le problematiche dell’intera filiera “vino”, dal vigneto (c’è anche chi ci chiede di cercarne uno da comprare), alle diverse fasi di imbottigliamento ed etichettatura, passando per le tipografie, gli scatolifici, le cartotecniche e le vetrerie.

Da noi non arriva più la Cantina mossa dall’idea di mostrarsi con un design innovativo, ma arriva col proprio “Problema”: chi vuol diversificare le vendite, chi vuole raggiungere un determinato mercato, chi compra terra e non sa come muoversi, chi arriva con l’idea sfolgorante e poi?

Tutti qui, da Francescon, in confessionale, che contano di uscire con la soluzione in pugno.

E la soluzione si trova, certo che si trova: noi facciamo i salti mortali, il nostro Cliente gli affari!


Le due nuove leve della nostra squadra, i nostri figli Giordano e Marco, sono scesi in campo, anche loro, per contribuire a fornire un servizio sempre più in risposta alle numerose e diverse richieste.
Giordano, l’enotecnico, è come suo padre: risolve. E là dove il cliente chiede l’impossibile, lui si da un gran da fare che spesso coinvolge tutto lo Studio.
Marco, il più giovane, ha una sensibilità artistica non indifferente: è eclettico tanto da occuparsi di grafica, di video produzione, di realizzare siti internet. La sua preparazione umanistica, i tanti anni di studio musicale e quel suo fare ancora acerbo, ma che mostra grande eleganza, lo rendono sempre più indispensabile per trovare una risposta a ciascuna delle tante e diverse richieste.

Io? Parlare della Collodi, in prima persona, è davvero difficile: sono un tipo schivo, molto pragmatico e non amo i fronzoli e i salamelecchi dei rapporti di lavoro. Vado diretta. Lavoro come un missile lanciato e spesso mi perdo tra le vette creative fino ad incontrare il “muro del suono”: il budget messo a disposizione dal Cliente.
Andrò tra i corridoi della fiera con i miei nuovi e pesantissimi occhialoni che nascondono appena le nuove rughe e i primi cedimenti.
Andrò a trovare i miei amici di sempre, quelle Cantine che ti fanno capire che ti vogliono bene e che ci tengono che tu abbia firmato la loro immagine. Sarò accerchiata dagli agenti delle tipografie e andrò da nuovi e potenziali Clienti. Sarò sorridente; respirerò l’aria che sta fuori dal mio ufficio, berrò Prosecco come se piovesse e, la sera, mi faranno male i piedi.
Mi fumerò la mia cicca, un gran respiro che sia di sollievo, che sia un sospiro, ma di una cosa sarò certa ancora una volta: il mio lavoro è il più bel lavoro del mondo.

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